22 Settembre 2026

MANIFEST!ART. – LA CITTÀ CHE SI IMMAGINA

MANIFEST!ART. – La città che si immagina

Dal 14 giugno al 14 luglio 2025 ho avuto il piacere di partecipare a MANIFEST!ART. – La città che si immagina, progetto di arte pubblica promosso da FAS2018 in collaborazione con il Comune di Carugo, con la curatela di Valeriangelini.

Un progetto che mi ha interessata fin da subito per la sua capacità di portare l’arte fuori dagli spazi consueti e di inserirla direttamente nel paesaggio quotidiano, là dove la città viene attraversata, osservata, vissuta.

Quindici artisti sono stati invitati a confrontarsi con il territorio di Carugo attraverso opere originali realizzate in formato manifesto e collocate sui pannelli pubblici normalmente destinati alle affissioni referendarie.

Un supporto semplice, diretto, inevitabilmente pubblico.

Ed è proprio questa dimensione a rendere il progetto particolarmente significativo: l’opera non attende di essere cercata, ma entra nel campo visivo di chi passa, interrompe per un momento l’abitudine dello sguardo e introduce una possibilità diversa di leggere ciò che ci circonda.

Immaginare la città

Il titolo del progetto, La città che si immagina, apre una domanda che riguarda non soltanto Carugo, ma molti dei luoghi nei quali viviamo.

Che cosa resta di una città quando alcuni dei suoi riferimenti cambiano, quando il passato produttivo lascia tracce, vuoti, trasformazioni? E quale ruolo può avere l’immaginazione nel ridefinire il rapporto tra persone, paesaggio e spazio urbano?

Gli artisti sono stati invitati a lavorare a partire da due nuclei principali: il sentiero verde, inteso come infrastruttura paesaggistica e collegamento simbolico tra Carugo e Como, e l’idea di una città capace di sottrarsi all’anonimato, recuperando il valore del desiderio, dello sguardo e dell’immaginazione.

In questo contesto, l’arte non ha il compito di decorare o di riempire uno spazio vuoto. Può invece creare una sospensione, una frattura minima nella percezione ordinaria, facendo emergere domande e possibilità.

L’arte nello spazio pubblico

Trovo particolarmente interessante la scelta del manifesto.

Il manifesto appartiene alla strada. È temporaneo, esposto, vulnerabile. Vive insieme alla città e alle sue trasformazioni.

Portare un’opera d’arte su questo supporto significa rinunciare, almeno in parte, alla distanza protetta dello spazio espositivo e accettare un confronto diretto con il contesto: con le architetture, con il verde, con il traffico, con le persone che passano magari senza sapere di trovarsi davanti a un progetto artistico.

È un incontro che può durare pochi secondi, ma proprio per questo può risultare intenso.

MANIFEST!ART. parte dall’idea che l’arte pubblica possa avere una funzione civile: non necessariamente spiegare, raccontare o fornire risposte, ma attivare attenzione.

Rendere visibile qualcosa che prima non stavamo guardando.

La mia partecipazione

Essere parte di questo progetto insieme agli altri artisti è stata per me un’occasione di confronto con una dimensione diversa del fare artistico: quella dell’opera pensata per entrare in relazione con un luogo preciso e con uno spettatore non necessariamente preparato o intenzionato a incontrarla.

È proprio questo elemento che trovo prezioso.

L’arte, quando entra nello spazio condiviso, può diventare una presenza inattesa. Può modificare anche solo per un istante il modo in cui osserviamo una strada, un margine, un passaggio o un paesaggio conosciuto.

E forse immaginare una città significa anche questo: provare a guardare ciò che esiste senza considerarlo definitivo.

Gli artisti di MANIFEST!ART.

Il progetto ha coinvolto:

Lucio Barlassina, Luigi Belicchi, Vittorio Brunello, Antonella Casazza, Gianni Depaoli, Peter Hide, Rolando Gabaro, Emanuele Magri, Kris Natarò, Tiziano Pulze, Isabella Rigamonti, Rossella Tramet, Francesca Scarfiello, Tiziana Trezzi e Valeriangelini.

L’inaugurazione si è tenuta il 14 giugno 2025 presso la Biblioteca Monsignor Galbiati di Carugo.

Un progetto diffuso, temporaneo e aperto, capace di trasformare per un mese alcuni spazi della città in occasioni di incontro con l’arte e, soprattutto, con una domanda: quale città siamo ancora capaci di immaginare?